lunedì 9 gennaio 2012

Krishnamurti: La Vera Intelligenza


Quando ci facciamo adulti e lasciamo la scuola dopo aver ricevuto una cosiddetta educazione dobbiamo affrontare molti problemi. Che professione dobbiamo scegliere perché in essa noi ci si possa esprimere appieno ed essere felici? In quale vocazione o lavoro sentiamo che non ci occorre sfruttare o essere crudeli verso altri? Dobbiamo affron­tare i problemi della sofferenza, della catastrofe, della morte. Dobbiamo comprendere cos’è la fame, la sovrappopolazione, il sesso, il dolore, il piacere. Dobbiamo avere a che fare con tutti i fatti ingarbugliati e con­traddittori della vita: le zuffe feroci fra uomo e uomo, fra uomo e donna, i conflitti dentro di noi e le lotte fuori di noi. Dobbiamo capire l’ambizione, la guerra, lo spirito militaresco e quella cosa straordinaria chiamata pace che è molto più vitale di quanto noi non ci si renda conto. Dobbiamo capire l’importanza di quella religiosità che non equivale a mera speculazione o ad adorazione di immagini, ed anche di quella cosa tanto strana e complessa detta amore. Dobbiamo essere sensibili alla bellezza della vita, all’uccello in volo ed anche al mendicante, allo squallore dei poveri, agli orrendi edifici costruiti dagli uomini, alla laida strada e all’ancora più laido tempio. Dobbiamo affrontare tutti questi problemi. Dobbiamo affrontare il problema di chi seguire o non seguire e se dovremmo meglio non seguire nessuno.
La maggior parte di noi si preoccupa di apportare qualche leggero cambiamento qua e là e si accontenta così. Più cresciamo in età e meno desideriamo qualunque profondo, fondamentale mutamento, perché ne siamo spaventati. Non pensiamo mai in termini di trasformazione totale, pensiamo soltanto in termini di superficiali cambiamenti; e se approfon­dite questo punto vi accorgerete che mutare superficialmente è come non mutare affatto; non è una rivoluzione radicale bensì una prosecuzione modificata di quel che esisteva prima. Tutto questo va affrontato: dalla vostra propria sofferenza e felicità, alla sofferenza e felicità dei tanti; dalle vostre proprie ambizioni e lotte per determinati scopi, alle ambi­zioni e le lotte degli altri. Dovete affrontare la competizione, la corru­zione in voi e negli altri, il deteriorarsi della mente, la vacuità del cuore. Dovete conoscere tutto ciò, dovete fronteggiarlo e capirlo da soli. Ma purtroppo non siete preparati.
Che cosa abbiamo capito quando lasciamo la scuola? Forse avremo raccolto delle cognizioni, ma siamo ottusi, vuoti, superficiali come quando vi giungemmo. Gli studi, l’attività scolastica, i contatti con gli insegnanti non ci hanno aiutato a capire questi problemi tanto complessi della vita. Gli insegnanti sono ottusi e noi diventiamo ottusi al par di loro, sono spaventati e noi lo siamo pure. Il problema quindi è nostro; è responsabilità nostra oltre che dell’insegnante assicurarci che noi si vada nel mondo avendo raggiunto una maturità, capaci di pensiero profondo, senza paura, e in tal maniera atti a fronteggiare la vita intelli­gentemente.
Ebbene, sembra di grande importanza trovare una risposta a tutti questi complessi problemi; ma non esiste alcuna risposta. Tutto quel che potete fare è fronteggiarli con intelligenza quando si presentano. Per favore comprendete questo. Per istinto vorreste una risposta, non è così? Pensate che leggendo dei libri, seguendo qualcuno, troverete risposta a tutti i tanto complessi e ingannevoli problemi della vita. Troverete teorie, credenze, ma esse non costituiranno una risposta perché quei problemi saranno stati creati da esseri umani come voi. La spietatezza spaventosa, la fame, la crudeltà, la laidezza, lo squallore: tutto ciò è stato creato da esseri umani e per operare una trasformazione radicale dovete comprendere la mente e il cuore dell’uomo che voi stessi siete. Limitarsi a cercare le risposte in un libro o ad identificarvi con qualche sistema politico o economico per promettente che possa essere, oppure a praticare qualche assurdità religiosa con tutte le sue supersti­zioni, oppure a farvi seguaci di un guru: tutto ciò non potrà aiutarvi a capire questi problemi umani perché voi stessi li avete creati, ed altri uomini come voi. Per capirli dovete capire voi stessi, capirvi momento per momento mentre vivete, giorno per giorno, anno per anno, sempre; e per far questo vi occorre intelligenza, una grande capacità introspet­tiva, amore, pazienza.
Dovete dunque scoprire che cos’è l’intelligenza. Tutti usate molto liberamente questa parola, ma limitandovi a parlare dell’intelligenza non diventerete intelligenti. I politici continuano a ripetere espressioni come “intelligenza”, “integrazione”, “cultura nuova”, “mondo unito”, ma sono soltanto parole che significano molto poco. Perciò non adoperate queste parole senza comprendere veramente tutto quel che esse implicano.
Stiamo cercando di scoprire che cos’è l’intelligenza, non la sua mera definizione che si può trovare sul vocabolario, bensì la conoscenza, la percezione, la comprensione di essa; se la possiederemo infatti ci aiuterà ad affrontare ciascuno, man mano che ci facciamo adulti, gli enormi problemi della vita. E senza quest’intelligenza, per molto che si possa leggere, studiare, accumulare cognizioni, riformare, attuare piccoli mu­tamenti in questo o quel punto entro lo schema della società, non potrà aver luogo alcuna vera trasformazione, alcuna felicità duratura.
Ebbene cosa vuol dire intelligenza? Cercherò di scoprire che cosa significa. Forse a qualcuno di voi riuscirà difficile; ma non curatevi troppo di seguire le parole; cercate invece di percepire il contenuto di quanto sto dicendo. Cercate di sentire il fatto, la qualità dell’intelligenza. Se lo percepite adesso, quando vi farete adulti vedrete sempre più chia­ramente il significato di quanto vi avrò detto.
La maggior parte di noi ritiene che l’intelligenza derivi dall’acquisi­zione di sapere, informazione, esperienza. Riteniamo che potremo affron­tare la vita con intelligenza se avremo un alto grado di erudizione ed esperienza. Ma la vita è imprevedibile, non è mai stazionaria; come un fiume, scorre senza posa, non è mai ferma. Noi riteniamo che acquistando maggiore esperienza, maggior sapere, maggior virtù, maggior ricchezza, maggior quantità di beni, saremo intelligenti. Ecco perché rispettiamo chi ha accumulato sapere, gli studiosi ed anche la gente ricca con molta esperienza. Ma l’intelligenza è forse il risultato del “di più”? Che cosa c’è dietro questo processo dell’acquistare “di più”, del volere “di più”? Quando vogliamo di più, quel che ci importa è accumulare, non è vero?
Ora cosa avviene quando avete accumulato sapere, esperienza? Qualsiasi ulteriore esperienza possiate avere sarà immediatamente tradotta nei termini del “di più” e così non sperimentate, ma vi limitate sempre a raccogliere. Questa del raccogliere è operazione della mente che è il centro stesso del “di più”. Il “di più” equivale al “me”, all’ego, ad un’en­tità chiusa in se stessa, preoccupata soltanto di accumulare negativamente, o positivamente che sia. Cioè la mente, con l’esperienza acqui­stata, affronta la vita e affrontando la vita con questo bagaglio di espe­rienze cerca ancora il “di più”, e di conseguenza non sperimenta mai, raccoglie soltanto.
Fin quando la vostra mente non è che uno strumento di raccolta non vi sarà vera esperienza. Come potete essere aperti all’esperienza quando non fate che pensare a come per suo mezzo ottenere qualche vantaggio o acquistare dell’altro?
L’uomo che accumula, raccoglie, che desidera sempre dell’altro, dunque non sperimenta mai la vita in modo vivo e fresco. Soltanto quando la mente non si curi del “di più”, non si curi di accumulare, le sarà possibile essere intelligente. Quando la mente si preoccupa del “di più”, ogni esperienza ch’essa faccia servirà a rinsaldare la muraglia entro cui il “me” si rinchiude, il processo egocentrico, centro di ogni conflitto. Per favore seguite quanto dico. Voi ritenete che l’esperienza liberi la mente, ma non è così. Fintanto che la mente si studia di accu­mulare, si preoccupa del “di più”, ogni esperienza non vale che a raffor­zarvi nell’egotismo, nell’egoismo, nell’involuzione del pensiero.
L’intelligenza diventa possibile soltanto quando esiste la reale libertà dell’individuo dal “me”, cioè quando la mente non è più centro di richiesta del “di più”, quando essa non è più impastoiata nel desiderio di maggiore, più vasta, più estesa esperienza. Intelligenza è libertà dalla pressione del tempo. Il “di più”, infatti implica tempo e fin quando la mente sarà centro di richiesta del “di più”, sarà anche risultato del tempo. Dunque coltivare il”‘di più” non equivale a intelligenza. La comprensione di tutto intero questo processo equivale a conoscenza di sé. Quando si conosce se stessi come si è in realtà, senza che vi sia un centro accumulante, da quell’auto-conoscenza deriva l’intelligenza capace di fronteggiare la vita, ed è un’intelligenza creativa.
Guardate la vostra stessa vita. Come essa è opaca, stupida, ristretta perché non siete creativi. Quando vi farete adulti forse avrete dei figli ma questo non vuol dire essere creativi. Potrete essere dei burocrati ma non ci sarà vitalità in questo. Sarà una morta routine, una noia assoluta. La vostra vita da tutte le parti è ostacolata dalla paura e questo determina autorità ed imitazione. Voi non sapete cosa significhi essere creativi. Con creatività non intendo dipingere quadri, scrivere poesie,o essere capaci di cantare; intendo la natura più profonda della creati­vità che una volta scoperta costituisce fonte eterna, fluire incessante; e la si può trovare soltanto per mezzo dell’intelligenza. Questa sorgente è l’assenza del tempo, ma la mente non potrà svincolarsi dal tempo fino a quando sarà centro del “me”, del sé, di quell’entità che perennemente richiede il “di più”.
Se capite tutto questo, non soltanto a parole, ma nel profondo di voi stessi, allora scoprirete che il risveglio dell’intelligenza fa scaturire una capacità creativa che è realtà, che è Dio, sulla quale non si deve né speculare né meditare. Non la raggiungerete mai praticando la medita­zione, con le preghiere per ottenere o per sfuggire al “di più”. Questa realtà potrà nascere soltanto quando si capisca lo stato della propria mente, la malignità, l’invidia, le proprie complesse reazioni come esse sorgono momento per momento, giorno per giorno. Tale comprensione produrrà uno stato che possiamo chiamare amore. Questo amore è intelligenza e produce creatività svincolata dal tempo.

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